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Postato il 17 Marzo, 2021

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108'

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Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te.

Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male: Preludio di una filosofia dell’avvenire

Nello spietato entroterra dell’Antartide, un gruppo di ricercatori scopre una forma di vita aliena che assimila e imita altri organismi. Questa “cosa” si inflitra presto nel loro avamposto, scatenando la paranoia. Gli scienziati non possono più fidarsi l’uno dell’altro, chiunque potrebbe essere un’imitazione. E se la cosa dovesse raggiungere la civiltà, l’apocalisse sarebbe inevitabile.

Il tema principale della colonna sonora, composta da Ennio Morricone.

La cosa da un altro film

Tratto dalla novella Who Goes There? dello scrittore John W. Campbell (uno degli autori della Golden Age of Science Fiction), La cosa di John Carpenter è il remake di La cosa da un altro mondo (1951) di Christian Nyby e Howard Hawks, classico della fantascienza d’orrore e uno dei film preferiti di Carpenter.

Tuttavia, il film il cui successo ha spinto la produzione del remake di Carpenter, e con cui La cosa condivide diverse affinità, è Alien di Ridley Scott, di tre anni prima. Entrambi vivono del terrore e dell’isolamento di Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, sviluppano la tensione con un mix di claustrofobia e agorafobia, e fondono il body horror e il cosmic horror. Ma La cosa non è una mera imitazione. È nelle parti vitali della trama, i personaggi e il mostro, che si distanzia dal suo fratello maggiore.

La cosa in mezzo a noi

Al contrario di AlienLa cosa non ha personaggi femminili. Carpenter e lo sceneggiatore Bill Lancaster optano invece per un gruppo di teste calde guidate da un antieroe da romanzo hard-boiled. Combinando questo insieme con l’idea originale di Campbell (scartata da Nyby e Hawks) dell’alieno imitatore, il film permette alla paranoia di esprimersi al massimo, ribaltando così l’ottimismo del suo predecessore.

La cosa da un altro mondo promuoveva infatti l’unità contro una minaccia aliena comune, fungendo da metafora della guerra al comunismo durante l’era maccartista. La cosa, invece, venne realizzato nei primi anni ’80. Tra le tensioni della Guerra Fredda, una recessione che si trascinava da un decennio, e la crescente pandemia di AIDS, la fiducia era davvero “una cosa rara” – come afferma il protagonista. Carpenter girò il film per scrutare l’abisso sull’orlo del quale si trovava la società. E tornerà sul tema con Il signore del male (1987) e Il seme della follia (1994), formando una serie prontamente chiamata trilogia dell’Apocalisse.

La cosa fu stroncato alla sua uscita per via di questo pessimismo. Grazie al suo acume, però, il film si è lentamente trasformato in un cult, con fan di spicco come Guillermo del Toro e Quentin Tarantino, che ha ammesso di averlo usato come ispirazione per Le iene (1992) e The Hateful Eight (2015).

La cosa dai mille volti

L’effettista e truccatore Rob Bottin suggerì a Carpenter di mostrare il mostro esplicitamente, invece di affidarsi al potere della suggestione (come aveva fatto Alien). Il regista accettò, perché questo gli avrebbe permesso di prendere le distanze dai cliché del genere che lui stesso aveva contribuito a creare con Halloween (un desiderio che ha rivelato in un’intervista). Bottin ebbe quindi carta bianca nel progettare una “Cosa” dai mille volti, in costante e manifesto mutamento, ma nel profondo priva di forma.

Il critico Vincent Canby biasimò il film per questa indefinitezza, così come per la scelta – propria del sottogenere gore – di usare i personaggi come meri oggetti di scena da far smembrare dal mostro. Ma è proprio questo il punto. La cosa non ha una forma originale. È un abisso vivente che sopravvive assimilando altri organismi. E quando si rivela, umilia i personaggi (e il pubblico con loro) con i suoi grotteschi collage di fattezze interspecie. La cosa distrugge l’idea stessa di corpo, ed è per questo che il film è body horror nella sua forma più pura.

La cosa al di là della comprensione

La cosa ha molto in comune con il romanzo Alle montagne della follia (1936) di H.P. Lovecraft, che allo stesso modo vede scienziati in Antartide alle prese con creature aliene. In entrambe le storie, i personaggi si rendono presto conto di avere a che fare con qualcosa che va oltre la loro comprensione. Qualcosa che non minaccia solo la loro sopravvivenza, ma anche la loro sanità mentale, poiché ricorda loro la loro impotenza di fronte all’universo e a qualsiasi cosa vi si nasconda in agguato. È la sconcertante prospettiva del cosmic horror.

Ma è esattamente questo che il film esorta a fare: conservare la propria umanità anche quando non si può che scrutare a lungo in un abisso. La cosa incarna in definitiva l’essenza suprema del genere horror, perché usa la paura per indurre alla sua assenza.

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