2046 di Wong Kar-wai | La malinconia come visione del mondo
Salva
2046 di Wong Kar-wai | La malinconia come visione del mondo

2046 di Wong Kar-wai | La malinconia come visione del mondo

Postato il 15 Febbraio, 2025

Year

Runtime

129’

Director

Leggi di più

Dopo l’enorme successo di In the Mood for Love, che lo ha reso uno degli autori più influenti al mondo, nel 2004 il regista di Hong Kong Wong Kar-wai è tornato sul grande schermo con 2046. Il film riprende e approfondisce i temi e la trama del suo precedente capolavoro.

Iconico e visionario, Wong Kar-wai può essere considerato uno dei pochi poeti del cinema contemporaneo. Formatosi nella prolifica industria cinematografica di Hong Kong degli anni ’80, ha sviluppato uno stile inconfondibile, in cui le atmosfere offuscate che circondano i personaggi ne riflettono i conflitti interiori. Come mostrato in particolare in 2046, tutti i suoi lavori girano attorno a due temi centrali: amore e solitudine. In questo film, tuttavia, questi temi assumono una sfumatura particolare. La solitudine nasce infatti dallo sforzo di restare fedeli ad un amore irraggiungibile, immersi nella malinconia di momenti mai vissuti pienamente.

2046 è stato candidato al premio Palma d’Oro al 57° Festival di Cannes e ha vinto il premio Miglior Direzione Artistica e Miglior Colonna Sonora Originale alla 41ª edizione del Taipei Golden Horse Film Festival and Awards in Taiwan.

C’era una volta a Hong Kong

Chow Mo-Wan (Tony Leung) ritorna a Hong Kong dopo lo strazio di una storia d’amore fallita e prende una stanza in un modesto hotel. Chiede la stanza 2046, ma gli viene assegnata quella a fianco. È uno scrittore emotivamente distaccato, un seduttore sofisticato che evita di impegnarsi e passa da una relazione all’altra senza formare legami duraturi.

Chow Mo-Wan rimane coinvolto nelle vite delle due donne che occupano la stanza 2046. Bai Ling (Ziyi Zhang) è una lavoratrice del sesso con cui ha una fugace relazione fisica. Wang Jing-wen (Faye Wong) è la figlia del proprietario dell’hotel ed è perdutamente innamorata di un uomo giapponese. Chow mantiene la sua relazione con Bai Ling superficiale. Al contrario, il suo legame con Wang Jing-wen, caratterizzato da un desiderio inespresso, rimane platonico. La stanza 2046 diventa così uno spazio simbolico, abitato da donne che Chow desidera ma che non può mai amare davvero.

2046 come stato d’animo

La stanza 2046 non è maledetta. La mancanza di coinvolgimento di Chow non è causata dalle sue qualità. Piuttosto, una catena di associazioni lo lega al passato. La mente di Chow associa la stanza 2046 al suo amore inappagato, che non gli permette di andare avanti con un’altra donna. Dietro al suo vuoto si cela una carica emotiva che Chow tenta di esprimere nel romanzo distopico che sta scrivendo. Questo, non a caso, si chiama 2046. Un tentativo in cui Wang Jing-wen lo aiuta, richiamando ancora una volta In the Mood for Love.

Nel suo mondo di fantasia, una metafora del suo dolore, c’è un luogo dove nulla muta, chiamato 2046. Un luogo dove il tempo si ferma e le persone recuperano i loro ricordi e rimangono con essi. 2046 richiama lo stato d’animo della malinconia. Uno stato in cui presente e futuro non fanno presa sul soggetto, concentrato solo a preservare il passato.

All’inizio del film, una voce fuori campo (Chow, il narratore) introduce 2046. Lo descrive come uno spazio concettuale da cui – dice allo spettatore – è appena tornato. Dice di averlo realizzato da solo e che ci mostrerà come appare. Successivamente, il film si sviluppa come una riflessione sullo spazio concettuale di 2046. Uno stato malinconico che si riflette nella personalità distaccata ed enigmatica di Chow. Arte e vita si intrecciano. Il romanzo che Chow sta scrivendo funge da racconto secondario che non getta solo uno sguardo sul suo mondo interiore. Infatti, espone anche la vulnerabilità che si cela sotto il suo apparente distacco.

Tony Leung stares at the void melancholically
Immagine per concessione di Paradis Films

Un’estetica malinconica

Grazie alla collaborazione di ben tre direttori della fotografia, Christopher Doyle, Kwan Pun Leung e Lai Yiu-fai, ogni inquadratura di 2046 diventa un frammento psichico ricco di intensità emotiva. I colori intensi e sbiaditi, il frequente uso di inquadrature frammentate e i personaggi che compaiono da fessure contribuiscono a creare un senso di distanza. Evocano un’atmosfera più vicina al passato o a un sogno malinconico che al presente. Queste scelte compositive, unite all’abile uso di superfici riflettenti, trasmettono allo spettatore la sensazione di trovarsi davanti ai ricordi di qualcuno.

I personaggi di Wong Kar-wai esprimono il loro tormento interiore mediante gesti commoventi e indizi sottili. Scavano in ciò che si cela sotto la loro compostezza. Chiusi in sé stessi, sono profondamente consapevoli dello scorrere del tempo. Contemplano quanto non c’è più o ciò che sarebbe potuto essere ma non è mai stato: le loro perdite e i desideri irrealizzati.

Tony Leung gazes at a blurred Zhang Ziyi in warm, golden light, their reflections and soft focus evoking the hazy, fragmented quality of a memory, one of the main themes of 2046.
Image courtesy of Paradis Films

La musica della malinconia

La malinconia che pervade 2046 è espressa non solo visivamente, ma anche emotivamente. Si manifesta nella disposizione della scena e nell’interpretazione sofisticata, ma anche nella musica. I temi commoventi e lirici del compositore giapponese Shigeru Umebayashi giocano un ruolo cruciale. Anche le opere del compositore tedesco Peer Raben contribuiscono a creare un’atmosfera eterea e romantica. La musica plasma la percezione dello spettatore. Guida le sue emozioni e amplifica i sentimenti dei personaggi. I temi principali di Umebayashi, in particolare, conferiscono una crescente intensità drammatica. Questa riflette l’inabilità di Chow di lasciare andare il passato e rafforza il suo blocco emotivo.

Oltre a nuovi brani, nel film Wong Kar-wai ha incluso anche altri celebri classici. Tra questi la Casta Diva dalla Norma di Vicenzo Bellini, notoriamente interpretata da Maria Callas. Questa scelta pone in relazione il film con una lunga tradizione di arte elegiaca. Esplora la bellezza e la tragicità di un amore impossibile.

In conclusione, Wong Kar-wai sostiene i suoi temi principali attraverso un’estetica malinconica. In questo modo, ci regala un gioiello del cinema contemporaneo. Il film appartiene a una tradizione specifica, il cui motto potrebbe essere riassunto mediante una reinterpretazione delle prime righe di Anna Karenina.

Tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo

Tag

Buy a ☕ for Hypercritic

Record correlati