Fatou | La musica di Fatoumata Diawara guarisce l'anima
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Fatou | La musica di Fatoumata Diawara guarisce l'anima

Fatou | La musica di Fatoumata Diawara guarisce l'anima

Postato il 10 Luglio, 2024

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12
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43' 46''

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Sono passati più di dieci anni dall’uscita di Fatou, l’album di debutto di Fatoumata Diawara. Nata in Costa d’Avorio e cresciuta in Mali, Diawara aveva all’epoca 29 anni ma aveva già vissuto più vite in una. Nove anni prima, ventenne, era fuggita dal suo paese per sottrarsi a un matrimonio combinato con un cugino. Una volta fuggita si trasferì in Francia, desiderosa di seguire le sue aspirazioni artistiche. Lì la sua carriera di aspirante attrice decolla. Ma nonostante il suo talento nel recitare, l’espressione artistica più cara a Diawara è sempre stata la musica. Chitarrista autodidatta e virtuosa della voce, all’uscita del suo primo album stava già lavorando da anni come cantante.

Fatou è un album di debutto, ma il suo sound è molto maturo. Appena uscito, Diawara diventa una musicista di fama mondiale, una delle voci più celebrate della musica africana contemporanea.

La scena musicale di Wassalou e Fatoumata Diawara

Melodico, minimalista e tenero, Fatou mescola perfettamente la tradizione musicale – rivisitata – di Wassalou con la sensibilità compositiva occidentale.

La capacità di Diawara di dare un tono pop ai sound locali non è una sorpresa. Prima di debuttare come solista era stata in tour, come corista, con Oumou Sangaré. La quinta traccia contenuta in Fatou, Makoun Oumou, è dedicata proprio a Sangaré. Quest’ultima, conosciuta anche come “The songbird of Wassalou”, è stata la prima a portare sui palchi mondiali la musica della sua regione.

Quando Diawara comincia infine a lavorare sul suo progetto da solista, i tempi sono maturi per sperimentare nuove soluzioni melodiche. “La mia generazione è un po’ diversa dalla precedente”, spiega in un’intervista alla rivista Guitarworld. “Siamo entrati in contatto con il nuovo sound pop. Siamo a cavallo tra la tradizione e l’innovazione”. In Fatou questo è lampante. Lo stile canoro di Diawara è chiaramente Wassalou, al contempo i sobri arrangiamenti delle canzoni donano all’album un tocco di modernità.

Per quanto minimalista possa essere, Fatou non suona però banale. Il sound lenitivo della chitarra e della voce di Diawara viene valorizzato dall’abilità musicale dei virtuosi africani Tony Allen alla batteria e Toumani Diabaté alla kora, e da nientemeno che John Paul Jones dei Led Zeppelin come ospite d’eccezione al basso.

Semplice, sincero, vero

Lo stile compositivo di Fatoumata Diawara fa l’occhiolino ai suoni occidentali, ma i suoi testi sono scritti nella migliore tradizione Wassalou. Da quando questo genere è diventato più popolare, cioè a metà degli anni ’70, la gran parte delle sue interpreti sono donne. Di conseguenza, i temi centrali nella musica Wassalou hanno a che fare con le gioie e i dolori delle donne malesi. Tra questi la gravidanza, la fertilità, la poligamia. Spesso, le cantanti trattano queste tematiche da una prospettiva femminista. Così ha fatto Oumou Sangaré, mentore di Diawara, e Diawara stessa.

Diawara canta in Bambara, una delle moltissime lingue malesi, e proprio in Bambara affronta i temi più disparati. Nella canzone Boloko, undicesima traccia di Fatou, lancia un feroce appello per porre fine alla pratica della circoncisione femminile. “Manteniamo quello che ci fa bene, rigettiamo tutto quello che ci fa del male” intona sopra il suono ritmico della chitarra.

“In un posto come il Mali, in cui moltissime persone non possono accedere a un’educazione, è importante che i musicisti parlino di tali problematiche”, spiega in un’intervista.

Tutto si è risolto…”

Sin dalla sua uscita, nel settembre del 2011, Fatou dona a Fatoumata Diawara fama internazionale. Uncut ha inserito l’album al numero 34 della sua lista dei 50 migliori album del 2011. È stato eletto disco dell’anno da World Music Charts Europe. Negli anni successivi poi Diawara ha collaborato con artisti vari e diversi tra loro. Tra questi Herbie Hancock, Damon Albarn, Bobby Womack e Roberto Fonseca, confermando così il suo approccio eclettico alla musica.

“Il mio messaggio principale è ‘speranza’”, ha dichiarato. “Tutto riguarda il mondo, la pace, come l’Africa possa essere un posto migliore, soprattutto per le donne, perché io stessa sono una donna e una sopravvissuta, e ho fatto di tutto per arrivare a essere dove sono oggi, quindi voglio incoraggiare chi questa speranza l’ha persa.”

L’abilità sincretica di Fatoumata Diawara è forte e i suoi testi, sottilmente politici, sono scritti per fare scalpore. Fatou ha un’atmosfera rilassante e coinvolgente. “Quando ho iniziato a suonare la chitarra, tutto si è risolto”, ha detto Diawara a Guitarworld, “è stato come guarire la mia anima”. All’ascolto, Fatou arriva come un lungo e caldo abbraccio.

Fatou è su Spotify.

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