La prima Coppa del Mondo di calcio nel 1930 | L'anno della rivoluzione
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La prima Coppa del Mondo di calcio nel 1930 | L'anno della rivoluzione

La prima Coppa del Mondo di calcio nel 1930 | L'anno della rivoluzione

Postato il 02 Aprile, 2024

Discipline

Event

FIFA World Cup

Date

1930
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Country

Length

18 days

Winner-Podium

Uruguay

Other protagonists

Argentina

Per la sua portata e popolarità, la Coppa del Mondo di calcio compete solo con le Olimpiadi. Ogni quattro anni le migliori nazionali del mondo si sfidano per un mese nel Paese organizzatore. La finale del torneo attira l’attenzione di miliardi di persone. Ma non è sempre stato così. Quando nel 1930 l’Uruguay ha ospitato la prima Coppa del Mondo, gli organizzatori hanno costruito il torneo giorno per giorno. Eppure il successo di quell’edizione ha dato il via a uno degli eventi sportivi più seguiti si sempre.

La Coppa del mondo del 1930 in Uruguay

La Federazione internazionale di calcio dell’Association (Fifa) aveva l’idea di realizzare un torneo internazionale fin dal 1905, anno successivo alla sua nascita.

A quell’epoca, il torneo calcistico internazionale più importante si giocava alle Olimpiadi. La prima edizione si era tenuta nel 1900. Eppure, a quel tempo, i calciatori non erano professionisti. Il dilettantismo era una pratica comune: i giocatori, formalmente dilettanti, venivano pagati in nero.

La diffusione del professionismo ha spinto la Fifa a decidere, nel 1929, di organizzare la prima Coppa del Mondo per atleti professionisti l’anno successivo.

Tra i tanti Paesi che si fanno avanti per ospitarla nel 1930, la Federazione sceglie l’Uruguay. Uno Stato solido a livello finanziario in mezzo alla crisi che aveva sconquassato il ’29. La nazionale uriguaiana aveva vinto gli ultimi due tornei delle Olimpiadi e il Paese nel 1930 avrebbe celebrato i 100 anni dall’indipendenza.

Eppure la decisione suscita un vespaio di polemiche. Il costo proibitivo del viaggio in Sudamerica spinge tutte le nazioni europee inizialmente a rifiutare l’invito. Per molti pesava anche l’umiliazione di non essere stati scelti come Paese ospitante.

Gli Stati britannici, che in quegli anni non aderivano neppure alla Fifa, declinano un invito ad-hoc dalla Federazione calcistica dell’Uruguay. Solo uno sforzo diplomatico del presidente federale Jules Rimet convince Francia, Belgio, Romania e Jugoslavia a partecipare.

Il torneo: un inizio in salita

Durante la competizione emergono problemi e incidenti di ogni tipo. La costruzione dello Stadio Centenario è completata a torneo in corso. I costruttori devono ridurne la capacità per rispettare i tempi.

I ruoli sono più flessibili rispetto a oggi: in alcuni casi gli allenatori si prestano ad arbitrare le partite. John Langenus, arbitro della finale, era anche un giornalista di una testata tedesca. Il campo non ha alcuna indicazione per tirare i calci di rigore. I giocatori li calciano dai 14 metri anziché dagli 11. Un argentino, Manuel Ferreira, torna addirittura a Buenos Aires per sostenere un esame di Legge.

Le squadre vengono divise in quattro gironi. La vincitrice di ognuno si qualifica per le semifinali. Nel primo l’Argentina supera Messico, Francia e Cile. Nel secondo, la Jugoslavia riesce a essere la miglior squadra europea del torneo, battendo Brasile e Bolivia. La squadra di casa, l’Uruguay, si qualifica a reti inviolate, a discapito di Perù e Romania. Infine gli Stati Uniti eliminano Paraguay e Belgio. Uruguay e Argentina dimostrano di essere le due migliori del torneo battendo entrambe 6-1 rispettivamente la Jugoslavia e gli Stati Uniti.

La finale: Uruguay-Argentina del 1930

L’organizzazione è difficile fino all’ultimo. Per arbitrare la finale Rimet sceglie il belga John Langenus poche ore prima della partita. Temendo che i calciatori o i tifosi critichino le sue scelte, Langenus chiede delle guardie del corpo lo accompagnino al porto subito dopo il fischio finale. Arriva allo stadio pochi minuti prima dell’incontro: quando si annuncia come arbitro, ai cancelli viene arrestato. Infatti è il quattordicesimo a dichiararsi tale. Alla fine, la sua uniforme personalizzata riesce a convincere le forze dell’ordine, che lo rilasciano per arbitrare la finale di Coppa.

La squadra dell’Uruguay che ha vinto la Coppa del Mondo del 1930
Immagine gentilmente concessa da Wikimedia Commons/Public Domain

I problemi non sono finiti. Il torneo non ha un pallone ufficiale e gli uruguayani e gli argentini vogliono giocare con il proprio. Langenus li accontenta usando un pallone per tempo.

La palla da gioco ha un impatto decisivo. Nel primo tempo, quando giocano con la propria, gli argentini concedono un gol ma rimontano velocemente, conducendo per 2-1 all’intervallo. Però nel secondo tempo l’Uruguay ne segna tre e vince di fronte a un pubblico di 90mila persone. Un risultato dalle conseguenze drammatiche: gli argentini devono scappare coperti da bandiere uruguayane, mentre i loro connazionali a casa lanciano sassi all’ambasciata uruguayana di Buenos Aires. Le due associazioni calcistiche troncano i rapporti. Un preambolo dell’ipertrofica Coppa del Mondo di oggi.

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