The Walking Dead Serie TV | Adattamento e sopravvivenza
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The Walking Dead Serie TV | Adattamento e sopravvivenza

The Walking Dead Serie TV | Adattamento e sopravvivenza

Postato il 01 Luglio, 2023

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Con le sue 11 stagioni e 177 episodi, andati in onda su AMC dal 2010 al 2022, The Walking Dead è il culmine di tutta la letteratura e il cinema zombie movie e una delle serie più longeve della TV. Ed è capostipite di tutto ciò che è arrivato dopo, soprattutto nel mondo del videogame. The Walking Dead è un adattamento dell’omonima serie di fumetti di successo, creata da Robert Kirkman, Tony Moore e Charlie Adlard fra il 2003 e il 2019 per Image Comics.

Cruda, cinica e spietata come il fumetto che la ispira, questa serie tv indaga più la natura dell’uomo dei mostri che la minacciano. E non ha paura di torturare e uccidere i propri eroi, qualcosa di sconvolgente che si vede negli stessi anni anche in Game of Thrones

Il survival horror incontra la soap opera

“Il vicesceriffo Rick Grimes si risveglia in un mondo infestato da zombie e deve ricongiungersi con la sua famiglia”. Sono bastate queste parole del fumettista statunitense Robert Kirkman per convincere la Image Comics che The Walking Dead sarebbe diventata un fenomeno mondiale.

Pur inserendosi nel solco della tradizione zombie-horror avviata da George A. Romero negli anni Settanta, il concept innova il survival horror fondendolo con la soap opera, in un’atmosfera da western di frontiera. A garantire la fedeltà all’opera originale dell’adattamento televisivo, ideato da Frank Darabont, è la sceneggiatura firmata da Kirkman, che però sceglie strade diverse rispetto alla storia d’origine. Entrano nuovi personaggi, altri cambiano traiettoria, variano gli archi narrativi e la storia generale, che approda a un finale diverso. Un aspetto che arricchisce e potenzia The Walking Dead fin dalle prime puntate, aprendo a un multiverso ante litteram, fra spinoff, libri e videogiochi che faranno la fortuna del franchise anche nei prossimi anni.

Carl e Rick Grimes - The Walking Dead - Season 2, Episode 1 - Photo Credit: Gene Page/AMC
Carl e Rick Grimes – The Walking Dead – Stagione 2, Episodio 1 – Photo Credit: Gene Page/AMC

Un universo in espansione

Merito del successo si deve anche al cast. A partire dal protagonista Rick Grimes, interpretato da Andrew Lincoln, e il suo braccio destro Daryl Dixon (Norman Reedus), il motociclista con la balestra, personaggio secondario su cui si reggono le ultime stagioni della serie. Con The Walking Dead, Reedus diventa un’icona del survival horror: nel 2019 diventa il protagonista di Death Stranding, videogioco nato dalla mente visionaria di Hideo Kojima, e nel 2023 ha ottenuto una serie spinoff dedicata al suo personaggio, Daryl.

Comprimari e – in misura minore – gli antagonisti in questa serie hanno un carisma almeno pari ai personaggi principali, delineando una storia corale in cui ognuno può riconoscersi, chiedendosi come agirebbe di fronte ai dilemmi morali di Rick, della moglie Lori (Sarah Wayne Callies), dell’amico-rivale di Rick, Shane Walsh (Jon Bernthal). In una società senza più riferimenti, è dal gruppo che i singoli traggono la forza per sopravvivere. Lo dimostrano i personaggi femminili, inizialmente soverchiati dagli eventi, poi forti e vendicativi come Michonne (Danai Gurira), astute come Carol Peletier (Melissa McBride) e leader come Maggie Greene (Lauren Cohan). Almeno finché non incrociano sulla loro strada il nemico che nessuno vorrebbe trovare: Negan, brutale ed efferato almeno quanto magnetico e beffardo. Nessuno poteva impersonarlo meglio di Jeffrey Dean Morgan (Watchmen, 2009).

Il focus dal mostro alla società

Altro elemento vincente, sia nell’opera di Kirkman sia nel suo adattamento TV, è il rapido scivolamento del tema principale dalla minaccia zombie ai suoi effetti sulla società. La genialità degli autori è di non focalizzarsi mai sull’origine del virus, né sulla cura della malattia che trasforma i morti in vaganti.

L’apocalisse zombie è il pretesto che scatena gli eventi, genera colpi di scena (su tutti, il momento in cui si scopre che la condanna grava sull’intero genere umano). Soprattutto, è il fattore che fa crollare gli equilibri e la struttura della società, costringendo i protagonisti a un riadattamento continuo. Ma di fronte all’apocalisse, un’umanità impaurita ed egoista non riesce fare fronte comune: si disperde in fazioni che lottano per la sopravvivenza, piegandosi anche alle azioni più disumane. Ben presto diventa evidente come il vero pericolo non siano i morti viventi, ma quello che i viventi sono diventati.

We are the walking dead

Rick Grimes, Stagione 5 ep.10

La famiglia è quella che ti scegli

Alla testa di un piccolo gruppo di sopravvissuti, Rick impara sulla sua pelle che chi non si adatta al nuovo mondo e alle sue regole è destinato a soccombere. E questa continua sfida è il motore della storia. Personaggi inizialmente paralizzati dalla paura iniziano a difendersi, fino a diventare una squadra organizzata. Ma in The Walking Dead c’è sempre un prezzo da pagare: per proteggere la famiglia, naturale o incontrata lungo la strada, i protagonisti rischieranno costantemente di perdere se stessi e la propria umanità.

Fuggendo da Atlanta, in Georgia, Rick esplora una civiltà crollata, in cui la natura ha ripreso il sopravvento e piccoli gruppi di superstiti si riorganizzano per difendersi. The Walking Dead è anche un catalogo di esperimenti più o meno riusciti di ricostruzione della società quando non ci sono più regole, né chi le fa faccia rispettare. Qualcuno cerca di plasmare una società più egualitaria e democratica, come Rick a Alexandria e Maggie a Hilltop. Altri aspirano a un’utopia, come il Regno di Ezekiel con la sua tigre ammaestrata o la comunità di donne di Oceanside.

Walkers - The Walking Dead _ SStagione 4, Episodio 1 - Photo Credit: Gene Page/AMC
Walkers – The Walking Dead _ Stagione 4, Episodio 1 – Photo Credit: Gene Page/AMC

In un mondo basato sulla prevaricazione e sulla sopravvivenza del più forte, si scivola nell’autoritarismo, come a Woodbury, la città-stato del Governatore o nel santuario dei salvatori. O si ricalcano nel mondo nuovo gli schemi di prima, come al Commonwealth, con i suoi privilegi e disuguaglianze. Si cerca di rifondare da zero, partendo dal cavallo e dall’aratro, o ci si divora a vicenda – letteralmente. Si tengono processi o si fa giustizia sommaria, con la legge del taglione. Ma sempre, chi non si adatta al mondo nuovo soccombe alle sue leggi.

No takers? Fine, but get one thing straight.
If you‘re staying, this isn’t a democracy anymore.

Rick Grimes, “Ricktatorship speech” The Walking Dead – Season 2 Ep.13

Un gioco di strategia che non finisce mai

In questo gioco degli opposti, le strategie di sopravvivenza messe in atto dagli umani sono l’aspetto più intrigante. Una volta comprese le dinamiche degli zombie, il gruppo impara a servirsene a proprio vantaggio: dirigendoli in massa verso il nemico e usandoli come un’arma, mimetizzandosi fra loro, tenendoli nei paraggi come strumento di difesa.

Quando esplora questi aspetti, The Walking Dead esprime il suo miglior potenziale. Ne sono un esempio le prime stagioni, quando Rick e compagni si stabiliscono nella fattoria di Herschel. Quando conquistano la prigione che per breve tempo sarà la loro casa. O ancora quando esplorano nuovi scenari, a Washington o nei tunnel della metropolitana. Nelle grandi sequenze d’azione, effetti speciali, costumi e trucco si esprimono al meglio. Inoltre, la presenza di flashback e flashforward, il racconto che segue storie parallele riesce a creare suspence e colpi di scena.

Meno convincente è l’aspetto soap, quando rallenta troppo il ritmo. Anche se queste parentesi creano empatia con i protagonisti e rendono ancor più efficaci i cliffangher delle varie stagioni: su tutti l‘incontro con Negan, nelle ultime due puntate della stagione 6.

Norman Reedus interpreta Daryl Dixon, e Jeffrey Dean Morgan Negan nella serie The Walking Dead
Daryl e Negan – The Walking Dead – Stagione 10, Episodio 14 – Photo Credit: Jackson Lee Davis/AMC

Per un gran protagonista come Rick, serve un nemico credibile e ben costruito. Nessuno in questa serie è al pari di Negan, ex insegnante di ginnastica che uccide senza pietà con la sua mazza da baseball, Lucille. E quando The Walking Dead ha il coraggio di compiere scelte spiazzanti per lo spettatore è li che il messaggio arriva in modo più efficace: il ciclo di violenza innescato dall’uomo non avrà mai fine. Ma nonostante tutto neppure la voglia di aiutarsi, di amare e di sopravvivere.

We change each other
we help each other
we make each other better
and it never ends

Sasha, Season 9 Episode 5

Uscita di scena: il mondo nuovo

Non è facile per una serie mantenere il livello quando il protagonista esce di scena. Se questo avviene per esigenze di produzione, lo è ancora di più. Nel 2018, dopo otto stagioni, Andrew Lincoln annuncia che lascerà la serie per motivi familiari.

La dipartita di Rick, dopo nove stagioni, segna la separazione definitiva della traiettoria rispetto al fumetto. Ma come avvenuto in The Office, seppure in uno show di tenore del tutto diverso, il congedo dell’eroe offre ai personaggi secondari la possibilità di emergere. Linee narrative marginali acquistano più spessore, con risultati più o meno riusciti, più o meno prevedibili. Succede per gli arcirivali Maggie e Negan, che nel 2023 sono protagonisti dello spinoff The Walking Dead: Dead City, ambientato a New York. O all’improbabile duo Daryl e Carol, rivisto in una serie ambientata a Parigi, mentre il pubblico ha potuto ritrovare Rick e Michonne nel 2024.

Proprio la necessità di lasciare il finale aperto è il tallone d’Achille delle ultime stagioni, parse meno convincenti della prima parte. Perfino l’atteso finale, a novembre 2022, più che una chiusura ha dato l’impressione di passare il testimone ai prossimi capitoli di questo franchise. Anche se The Walking Dead e i suoi eredi, come dimostra il successo di The Last of Us (prima videogioco, poi serie TV), ma anche dei videogame Dying light e Days gone, hanno ancora il potenziale di mantenere il pubblico incollato allo schermo.

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