Asteroid City | Incontri nel deserto tra romanticismo e senso della vita
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Asteroid City | Incontri nel deserto tra romanticismo e senso della vita

Asteroid City | Incontri nel deserto tra romanticismo e senso della vita

Postato il 21 Novembre, 2023

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105'

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Asteroid City, l’ultima impresa cinematografica di Wes Anderson, è un’opera eccentrica con una palette di colori abbaglianti e una storia incalzante, che si avvalora di un cast di star affermate ed emergenti. Questa commedia drammatica è realizzata da uno dei registi contemporanei più riconoscibili, sia per stile visivo sia per altre caratteristiche narrative. Asteroid City non fa eccezione. Al punto che viene da chiedersi se l’autore non sia rimasto vittima dei propri manierismi e segni distintivi. I suoi film sono diventati piuttosto prevedibili, secondo alcuni spettatori e critici, come quelli della BBC o The Verge. Asteroid City, in ogni caso, è la quintessenza del lavoro di Anderson dopo tre decenni di sperimentazione. Un’opera in cui il regista offre coscientemente e meticolosamente quello che gli viene meglio.

La trama di Asteroid City

Lo spettatore si imbarca su un’astronave fantastica a due piani. La narrazione principale è costituita da scene raffinate, che sembrano uscire da una rivista patinata. In tenui colori pastello, vengono mostrati frammenti intimi di vita nell’opera chiamata Asteroid City. Poi c’è la seconda storia, filmata in bianco e nero, che rivela il dietro le quinte dell’opera stessa. Queste due storie producono una cosciente narrativa autoreferenziale, che include gli eventi della messa in scena del film e della sua gestazione. In questo modo, il regista offre una riflessione sul suo lavoro ed esplicita l’influenza di altre forme artistiche sui suoi metodi. Anche se questo espone il pubblico al rischio di perdersi durante il viaggio, la macchina resta sotto controllo. Infatti, scenografia, cast e sceneggiatura sembrano supervisionati alla perfezione. 

Il film porta il pubblico in viaggio verso la frontiera finale: gli occhi guardano in alto, nello spazio infinito. La narrazione ammicca alle leggende metropolitane sugli extraterrestri e sugli esperimenti “alieni” del governo americano. Asteroid City non solo stimola la retina, ma alimenta il cervello con messaggi profondi. Un evento trascendentale sconvolge le piccole e intime routine dei protagonisti: ma solo i giovani sembrano accorgersene e agire di conseguenza. Il film allude a domande scottanti che sono rilevanti oggi, come lo erano ieri e lo saranno domani: chi c’è là fuori? Come dare un senso alla vita? Cosa ci sarà dopo?

Wes Anderson ha scritto Asteroid City con Roman Coppola, figlio dell’acclamato regista Francis Ford Coppola. Il film è stato presentato in anteprima al 76° Festival di Cannes e ha concorso per la Palma d’Oro.

Osservatori di stelle, amanti e cowboy

Siamo nel 1955. Una piccola città deserta in technicolor, nel sud est degli Stati Uniti, ospita la Junior Stargazers Convention. Famiglie, soldati e scienziati si incontrano intorno alle spettacolari invenzioni di cinque adolescenti talentuosi. Bambini e cowboy si uniscono ai festeggiamenti quando un alieno si imbuca alla festa. È in questo contesto che il fotografo di guerra Augie Steenbeck (Jason Schwartzman) e la famosa attrice Midge Campbell (Scarlett Johansson) si incontrano e vivono una breve storia d’amore.

Il personaggio di Midge Campbell assomiglia a una tipica donna tormentata dei film di Hitchcock degli anni Cinquanta. Con la sua acconciatura, Scarlett Johansson ricorda la disperata Madeleine Elster di Kim Novak in Vertigo (1958). Inoltre, la performance di Midge nel bagno è un cenno all’iconica scena di Janet Leigh in Psycho (1960). Questo riferimento assume ancora più spessore se si considera che Johansson ha interpretato il ruolo di Leigh nel film Hitchcock, diretto da Sacha Gervasi nel 2012.

Il tocco iconico di Wes Anderson

Come già accennato, il cinema di Wes Anderson è inconfondibile, grazie alla palette di colori, alle composizioni simmetriche delle sue inquadrature e i movimenti di camera. Il regista texano spesso mescola gli stili: scene dai colori vivaci o in diverse tonalità di grigi, alcune caricaturali e altre animate. Questa tendenza trova il suo apice nel suo film del 2021, The French Dispatch. In Asteroid City due stili visivi si completano e si contrastano a vicenda.

La storia principale è immersa in una meravigliosa fotografia a tinte tenui. Cieli turchesi, treni gialli e i colori pastello accennano alla tipica palette di Anderson. Il paesaggio minimalista fa risaltare le nuvole rosa cipria che galleggiano all’orizzonte, mentre Augie e Midge si scambiano confidenze. I bungalow bianchi dell’hotel formano un’oasi illuminata da piccole lampadine. L’atmosfera crepuscolare crea l’ambientazione ideale per le fantasie dei giovani scienziati sullo spazio.

La storia nella storia

Più avanti, alcune scene in bianco e nero introducono “l’ospite” (Bryan Cranson) in un programma televisivo, mentre spiega il processo con cui il famoso drammaturgo Conrad Earp (Edward Norton) ha scritto e diretto Asteroid City. Diventa chiaro, quindi, che la storia a colori è in realtà uno spettacolo. Il film intreccia quindi di una storia a due livelli, alternando le parti monocromatiche e colorate. Eppure, a un certo punto l’ospite monocromatico fa capolino nell’altro contesto: un’anomalia che rompe l’illusione della finzione.

Un’altra caratteristica tipica dell’opera di Anderson è il costante ricorso alle cornici, progettate con precisione attraverso la prospettiva e la miniatura. In Asteroid City la troupe ha progettato il set in una pianura desertica in Spagna, creando minuziosamente la scenografia del film. In uno spazio aperto e incontaminato, lo scenografo Adam Stockhausen ha posizionato con cura cactus e canyon artificiali. Anderson preferisce usare tecniche tradizionali per i suoi effetti visivi. Il treno e l’astronave sono miniature fabbricate da Simon Weisse, che ha precedentemente lavorato con il regista in Grand Budapest Hotel

Asteroid City e i riferimenti culturali americani

Le due trame visive parallele permettono ad Anderson di fare un confronto tra cinema e teatro. Gli indizi visivi indicano come queste forme artistiche siano ben diverse. La trasmissione televisiva in bianco e nero è ripresa come se fosse vista da lontano, limitata ai confini del palcoscenico. Le riprese cinematografiche, invece, che rivelano emozioni impercettibili grazie ai primi piani degli attori. Anderson, tuttavia, non rifiuta il mondo del teatro. Al contrario, lo omaggia e svela il legame che ha con quest’ultimo. 

Le scene cinematografiche entrano nell’intimità della vita quotidiana. Ricordano le copertine delle riviste americane, come quelle apparse su The Saturday Evening Post tra il 1920 e il 1950. L’ideale platonico della tavola calda gialla in Asteroid City, per esempio, riecheggia alcune opere che il pittore e illustratore americano Normal Rockwell ha realizzato in quel periodo, come The Runaway o The Soda Jerk. Un’altra copertina di Rockwell sul Post è Coming and Going, che celebrava la tendenza emergente dei viaggi in macchina, nel secondo dopoguerra. Nel ritratto della famiglia numerosa, emozionata e caotica, è facile immaginare Steenbeck in macchina con Augie, suo figlio Woodrow (Jake Ryan), le tre sorelline e il nonno (Tom Hanks). Queste scene candide rievocano lo stile di vita utopico nato dal boom economico degli anni Cinquanta.

Omaggio a Broadway

La storia in bianco e nero, invece, rende omaggio a Broadway, sinonimo inscindibile del teatro americano. Anderson ha studiato da vicino il cinema degli anni Cinquanta e il nuovo tipo di recitazione portato avanti da Marlon Brando e James Dean, a come questi attori abbiano portato il loro talento dal teatro al grande schermo. Anderson ha confessato a IndieWire di essere sempre stato sensibile “alla magia di una storia dietro le quinte e del teatro, con la sua aura”. Andreson omaggia il teatro, in particolare, in una scena che vede l’intero cast alle prese con un laboratorio d’improvvisazione.

Infine, la narrazione di Asteroid City segue l’eredità dei film di fantascienza in cui si racconta di incontri con extraterrestri, avvolti nelle teorie cospirative. Tra questi, Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) di Spielberg, Men in Black (1997) di Sonnenfeld, Area 51 (2015) di Peli e il recente Nope (2022), diretto da Jordan Peele. Di fronte alla vita extraterrestre, la domanda sulla bocca di tutti è: 

Sei un amico, un nemico o altro?

Dalla canzone di Montana and the Ranch Hands

Dai pianeti bizzarri arrivano E.T. (1982) e Paul (2011). Dall’angolo più oscuro dell’universo arriva il cupo Alien. E tutti gli altri? Sono quelli di cui ci si può innamorare, come in Avatar? O sono esseri completamente indifferenti all’umanità, che arrivano solo per catalogare meteoriti? 

Un treno che va come un’orologio

Quando gli scienziati, i soldati e gli apprendisti si incontrano, innescano una reazione a catena esplosiva. Le loro intenzioni sono definite, rispondono a complicate tabelle di marcia programmate al minuto e al secondo. Queste linee d’azione, così dettagliate, compaiono anche in altre opere di Anderson, tra cui Grand Budapest Hotel o Fantastic Mr. Fox. Questa precisione e cura sono un altro segno distintivo della sua narrazione. Eppure, come racconta la storia, i protagonisti non avevano previsto tutte le possibili conseguenze delle loro azioni. Anche quando tutto sembra pianificato, la vita agisce in modi misteriosi.

L’attore Jeffrey Wright testimonia che Anderson è molto preciso, in particolare nell’architettura della sua sceneggiatura. La formulazione lascia pochissimo spazio all’interpretazione. Wright racconta come Anderson controlli minuziosamente che quello che ha scritto sulla carta avvenga nella realtà. Johansson accenna alla complessità della narrazione e alla sua metadimensione. L’attrice prende parte a una rappresentazione teatrale all’interno di un film, proprio come il suo alter ego sullo schermo, Midge Campbell, fa le prove per un ruolo. Cranston conclude che solo Anderson sa con esattezza cos’abbia immaginato. Gli attori ripongono la loro fiducia nel disegno del regista e nelle sue capacità di raccontare una storia.

Qual è il vero significato di Asteroid City?

Asteroid City usa la satira per evidenziale i risvolti più assurdi della vita. L’alieno non è un deus ex machina, il cui ruolo è fornire un lieto fine a una situazione irrisolvibile. In realtà, la maggior parte degli adulti è troppo impegnata nei piccoli compiti quotidiani per contemplare la possibilità di una vita extraterrestre. Solo il giovane Woodrow cerca di capire le implicazioni filosofiche di questo evento inquietante.

Ancora una volta, i più giovani sembrano essere in prima linea nel mondo di Anderson. Probabilmente, la narrazione controllata è una misura rassicurante contro una crescente tendenza al disordine, un’interpretazione della seconda legge della termodinamica. Per il cast di Asteroid City, non c’è bisogno di capire l’intero quadro. Alcune cose nella storia è meglio non raccontarle.

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