Il vecchio e il mare di Hemingway | Una battaglia per la vita e l'amore
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Il vecchio e il mare di Hemingway | Una battaglia per la vita e l'amore

Il vecchio e il mare di Hemingway | Una battaglia per la vita e l'amore

Postato il 30 Maggio, 2023

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127 pages

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Scritto da Ernest Hemingway nel 1951 e pubblicato un anno dopo sulla rivista Life, Il vecchio e il mare è l’ultimo romanzo dello scrittore americano prima del suo tragico suicidio nel 1961. Solo nelle prime 48 ore dalla sua uscita furono vendute 5,3 milioni di copie.

L’opera gli valse il Premio Pulitzer nel 1953 e insieme agli altri suoi romanzi più famosi come Il sole sorgerà ancora (1926), Addio alle armi (1929) e Per chi suona la campana (1940), contribuì a insignirlo del Premio Nobel per la letteratura nel 1954. In particolare, quest’ultimo gli venne assegnato dalla giuria “per la sua maestria nell’arte narrativa, recentemente dimostrata con Il vecchio e il mare, e per l’influenza che ha esercitato sullo stile contemporaneo“.

Oltre ad aver avuto un forte impatto su autori contemporanei come Italo Calvino e Raymond Carver, Hemingway contribuì al rinnovamento del romanzo novecentesco con le sue scelte stilistiche rivoluzionarie ed elaborando teorie narrative innovative come la teoria dell’iceberg.

Un pescatore superstizioso

Il romanzo riprende il precedente articolo On the Blue Water: A Gulf Stream Letter pubblicato nel 1936 sulla rivista Esquire, in cui Hemingway racconta la vera storia di un pescatore cubano che aveva catturato un marlin al largo di Cabañas. Il pesce, nel tentativo di fuggire, aveva trascinato la barca lungo il mare per diversi giorni.

Qualche anno dopo Hemingway scrisse Il vecchio e il mare, ispirandosi a quella vicenda. Il protagonista è Santiago, un vecchio pescatore cubano superstizioso e vedovo. Questi conduce una vita solitaria con la sola compagnia di Manolin, un ragazzo a cui insegna a pescare fin da bambino. Santiago però non riesce a catturare un pesce da 84 giorni ed è ormai considerato dalla gente del villaggio un “salao”, uno jettatore, in pratica un maledetto, tanto che i genitori di Manolin lo costringono a cercare lavoro altrove, proibendogli di frequentarlo. Il vecchio si avventura allora con la sua piccola imbarcazione nelle acque profonde della Corrente del Golfo per cercare di restaurare la sua dignità di pescatore. Lì catturerà un marlin gigante contro il quale inizierà una valorosa lotta per la sopravvivenza.

Il tema biblico: morte e resurrezione

Molti accademici, come Carlos Baker e Giancarlo Pitaro, hanno interpretato Il vecchio e il mare attraverso una chiave di lettura biblica e cristiana. In effetti, ci sono molte analogie con la simbologia cristiana. Innanzitutto, il nome di Santiago si riferisce all’apostolo Santiago (in italiano San Giacomo il Maggiore) il santo patrono della Spagna a cui è dedicato lo storico e omonimo pellegrinaggio medievale. Inoltre la figura di Santiago si riferisce probabilmente al personaggio del Re Pescatore, appartenente al ciclo arturiano e discendente della stirpe dei Re del Graal e custode della sacra reliquia.

Il Re Pescatore o Re Ferito, viene solitamente rappresentato con una ferita su un fianco – accostata analogicamente alla ferita al costato di Cristo – come simbolo di punizione per i peccati commessi che devono essere riscattati. La medesima leggenda si ritrova anche nel poemetto di T. S. Eliot del 1922 La terra desolata e nel poema La ballata del vecchio marinaio del 1798 di Samuel Taylor Coleridge. In quest’ultimo, il vecchio marinaio protagonista è anch’esso solo e le sue membra sono smunte e avvizzite dalle ingiurie del tempo, ma il suo occhio è azzurro e “scintillante”, proprio come l’occhio di Santiago che si mantiene di un blu vivo sebbene il suo corpo sia ricoperto da profonde cicatrici e dalle macchie scure del cancro alla pelle causato dal sole:

Tutto in lui era vecchio tranne gli occhi che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti

Il vecchio e il mare

Il tema della pesca è un rimando agli apostoli di Cristo, mentre i quaranta giorni trascorsi senza pescare si riferiscono sia agli stessi giorni trascorsi da Gesù nel deserto tentato da Satana come raccontato nel Vangelo, sia al rito quaresimale collegato alla morte e alla resurrezione di Gesù. Inoltre, sia prima di partire che dopo il ritorno a casa, il vecchio Santiago non riesce a sognare nient’altro che leoni, animale simbolo della Resurrezione di Cristo nell’arte cristiana.

Uomo e natura: la pesca come battaglia

Come in Moby Dick (1851) di Herman Melville, il rapporto tra uomo e natura è un’altra delle principali tematiche del romanzo, ma ne Il vecchio e il mare la natura assume una connotazione positiva anziché negativa, ovvero non è vista come una “matrigna malvagia”. Infatti, Santiago ama profondamente il mare e si riferisce ad esso usando l’articolo femminile “la” (“la mar”), il modo in cui la gente chiama il pulviscolo d’acqua in spagnolo quando ne è innamorato, mentre invece chi lo vede come un nemico usa l’articolo maschile “el” (“el mar”) per riferirsi ad esso.

Un altro segno importante del rapporto tra uomo e natura è rappresentato dall’episodio della pesca. Infatti il vecchio considera il marlin un nobile nemico e, a tratti, si dispiace di aver ucciso un combattente così valoroso. La battaglia tra Santiago e il marlin ricorda l’antica tradizione della pesca del pesce spada, accennata da Polibio per la prima volta già nel II secolo a.C. La pesca del pesce spada, animale che assomiglia al marlin per il suo naso lungo e appuntito, è accompagnata da un antico rituale. Quando il maschio di pesce spada vede che la sua compagna è in pericolo cerca di difenderla dal pescatore, lasciandosi catturare al posto suo.

Questa pratica è descritta anche nella canzone Lu pisce spada del cantautore pugliese di fama internazionale Domenico Modugno. Nel brano struggente cantato in dialetto siciliano si narra dello sfortunato amore di due pesci spada che vengono avvistati e catturati da un gruppo di pescatori. Una volta catturata la preda, dopo una vera e propria “lotta” con il pesce, i pescatori sono soliti incidere vicino alla branchia una piccola croce in segno di rispetto per il nobile condottiero.

La teoria dell’iceberg

Riguardo al suo Il vecchio e il mare Hemingway disse: “Ho cercato di fare un vero vecchio, un vero mare e un vero pesce, ma se li avessi fatti abbastanza bene e verosimili, avrebbero significato molte cose”. Questa affermazione rappresenta al meglio l’essenza di Hemingway di scrittore realista.

Nel saggio Morte nel pomeriggio (1932) il premio Nobel spiegò la sua scrittura attraverso la metafora di un iceberg, affermando che “la dignità di movimento di un iceberg è dovuta al fatto che solo un ottavo di esso è al di sopra dell’acqua”. Di conseguenza secondo Hemingway, lo scrittore non dovrebbe raccontare troppo ma lasciare degli spazi bianchi affinché il lettore li possa riempire tramite la sua immaginazione e le sue emozioni e inoltre dovrebbe “far accadere un’emozione e non descriverla”. In questo modo Hemingway si distacca dal rassicurante approccio descrittivo e didascalico della letteratura del XIX secolo e rivoluziona il modo di scrivere dell’epoca.

Per ciò che concerne lo stile, Hemingway mirava a trasmettere il più possibile un senso di realtà, cosa che fece soprattutto ne Il vecchio e il mare attraverso l’uso di termini tecnici appartenenti al sistema semantico della pesca, l’incorporazione di parole straniere nel testo (“salao”, “ay”, “mar”), l’utilizzo di frasi semplici, lo scarso uso di aggettivi, l’inserimento di dialoghi frequenti e il rispetto del principio di concisione. Quest’ultima caratteristica formale è esercitata in modo particolare nel suo mini-romanzo: “Vendo scarpe per bambino. Mai usate” una leggenda diventata la base di tutte le teorie sulla narrazione perché Hemingway mostra magistralmente come si possa essere concisi racchiudendo gli elementi principali di una storia in sole sei parole.

Big Fish e la quête amorosa

La tematica della pesca e la relazione tra uomo e distesa d’acqua è similmente riscontrabile in Big Fish, il film diretto da Tim Burton nel 2003. La pellicola vede come protagonista Edward Bloom, un uomo avventuroso che vive per raccontare le storie magnifiche della sua vita e che per questo motivo ha un difficile rapporto con suo figlio Will, che non crede agli “straordinari” racconti del padre.

Ci sono molte somiglianze e simboli comuni con Il vecchio e il mare: Edward racconta che il giorno della nascita di suo figlio, aveva pescato un pesce enorme usando come esca la sua fede nuziale; il cancro colpisce e logora entrambi i personaggi di Santiago e Edward; l’occhio di vetro che predice il futuro di Edward rimanda all’occhio blu del vecchio marinaio.

Ma più di tutto, la quête nella quale Edward si imbarca al fine di ottenere la benevolenza del figlio che non gli crede, è simile alla quête che il vecchio Santiago deve affrontare per riconquistare la sua dignità agli occhi della società e per poter continuare a pescare con il suo Manolin, che lui ha cresciuto come un figlio. In entrambi i casi la quête finisce positivamente e i “padri” riescono a restaurare la loro dignità agli occhi dei figli conquistando il loro amore.

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