La città incantata | Un viaggio ultraterreno per diventare grandi
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La città incantata | Un viaggio ultraterreno per diventare grandi

La città incantata | Un viaggio ultraterreno per diventare grandi

Postato il 30 Ottobre, 2023

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2h 5'

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La città incantata (千と千尋の神隠し, Sen to Chihiro no Kamikakushi, letteralmente tradotto con Lo spirito che fugge di Sen e Chihiro) è un film d’animazione fantasy giapponese scritto e diretto da Hayao Miyazaki. È la dodicesima opera d’animazione realizzata dallo Studio Ghibli. Uscito nel 2001, è stato accolto da un coro di acclamazione in tutto il mondo.

Il viaggio di Chihiro è una storia di formazione ambientata in un Giappone immaginario e tradizionale. Attraverso questo film, Miyazaki si rivolge agli spettatori più giovani affrontando temi quali il cambiamento climatico e la tutela del patrimonio culturale.

Un viaggio nel regno degli spiriti

La città incantata racconta la storia di Chihiro Ogino (doppiata da Rumi Hiiragi), una bambina di dieci anni, e delle sue avventure in un mondo misterioso abitato da divinità, spiriti e streghe. Dopo che una strega di nome Yubaba (interpretata da Mari Natsuki) ha lanciato una maledizione sui suoi genitori trasformandoli in maiali, Chihiro è costretta a lavorare in una sauna incantata per liberarli. Lì, incontra un ragazzo di nome Haku ( Miyu Irino), che si unirà a lei in un viaggio per capire la sua identità. Le sfide che Chihiro dovrà affrontare la renderanno una ragazza empatica e coraggiosa.

Creare un paese delle meraviglie

Le animazioni dei film dello Studio Ghibli sono uniche. Infatti, sono tutte disegnate a mano e non generate al computer. Tuttavia, nei primi anni 2000, lo Studio Ghibli ha optato per l’uso del 3D per realizzare alcune riprese tecniche e impegnative. Queste scene ricreano spesso movimenti di telecamera complessi, come le “carrellate” di Chihiro che corre tra campi di fiori.

In La città incantata, le scene diurne utilizzano colori pastello, poco saturi. Questa gamma di colori trasmette un’atmosfera morbida e tranquilla. Al contrario, le scene notturne sono intrise di mistero e di minacce nascoste negli angoli più bui. La transizione accentua le tonalità blu e viola della notte, che contrastano con la gran quantità di lanterne fluorescenti. Il contrasto tra colori pastello e toni più freddi ricorda le Ninfee di Claude Monet.

Per favorire il cambiamento di scenario, anche la colonna sonora si trasforma: le melodie morbide assumono un ritmo più drammatico e imponente. È opera del compositore Joe Hisaichi, che ha realizzato la colonna sonora di questo e di tutti gli altri film di Miyazaki.

La particolarità dello sguardo giapponese

Lo Studio Ghibli crea un mondo molto diverso da quello dell’animazione occidentale, a partire da Disney o Pixar. Questi ultimi hanno abituato il pubblico più giovane a una galleria di volti affascinanti e protagonisti simpatici. In particolare, l’eroina è di solito di alto lignaggio e di bell’aspetto, con grandi occhi luccicanti, naso piccolo e mento sottile. Quest’apparenza aggraziata l’avvolge in un’aura d’innocenza. I film Disney hanno continuato a riprodurre vecchie fiabe incentrate su una figura femminile il cui successo è in parte subordinato alla virtù morale e alla bellezza.

Hayao Miyazaki ha deciso di far apparire Chihiro non così affascinante come le tipiche principesse Disney. Al contrario, ha voluto concentrarsi sulle sue capacità e sulla sua crescita personale. Inoltre, gli altri personaggi con cui interagisce sono inquietanti e terrificanti. Non si può non menzionare l’apparizione di Senza Volto, un personaggio che ha la forma di un’ombra proveniente dall’inconscio. Tuttavia, Senza Volto è spaventoso solo perché è solo e non ha percezione di sé. Per questo motivo, si tranquillizza quando viene invitato a soggiornare nella casa della strega gemella Zeniba.

© 2001 Studio Ghibli – NDDTM. Image courtesy of GKIDS

Per gli spettatori adulti occidentali, avvicinarsi a La città incantata è un tuffo in una cultura diversa, lontana, ricca di suoi significati di fondo.

Per esempio la pratica dell’onsen, la sauna, è ancora molto diffusa in Giappone. Il rituale del bagno alle terme serve non solo a lavarsi, ma anche a purificare la mente e l’anima. Ecco perché uno spirito in particolare, lo Spirito del Fiume, si libera dalla sporcizia e dall’inquinamento dopo la visita in sauna.

Un fantasy magico con cui crescere

Attraverso le sue peripezie, Chihiro affronta un percorso di crescita. La protagonista supera sfide che richiedono coraggio, una solida morale e capacità di dominare le proprie paure. Chihiro è costretta a una separazione traumatica dai genitori e a trovarsi un lavoro. Ma questo trauma le permette di scoprire se stessa, cercare la propria voce e ridefinire la propria storia.

Per prima cosa, impara a gestire il potere della parola e usare la sua voce per farsi ascoltare dagli altri. La strega Yubaba non può ignorare le sue insistenze quando chiede un lavoro. Al contrario, Senza Volto non riesce ad esprimersi e ricorre al denaro e alla violenza per farsi capire.

In seguito, la strega ruba il nome di Chihiro, decidendo di chiamarla “Sen”. Yubaba usa questo incantesimo anche per sottomettere Haku: la chiave per la libertà sarà ricordare il suo nome.

Tutte queste conquiste segnano un rito di passaggio per Chihiro. Il viaggio è una metafora della sua scoperta interiore e della sua crescita: una metafora che ricorre in altre storie con protagoniste femminili, come Il mago di Oz o Alice nel paese delle meraviglie.

© 2001 Studio Ghibli – NDDTM. Image courtesy of GKIDS

Due facce della stessa medaglia

Ciò che rende unica la sceneggiatura de La città incantata è anche l’assenza della dicotomia fra bene e male. Man mano che i personaggi evolvono, questa linea appare sempre più sfumata.

Senza-Volto per esempio smette di far del male agli altri quando viene curato. Anche la strega Yubaba e la sua gemella Zeniba rappresentano questa dualità. Zeniba è la versione più gentile e accogliente di Yubaba: offre ai protagonisti un rifugio confortevole e alla fine fa sembrare la sorella Yubaba meno arcigna e più avvicinabile. Così, si scopre che Yubaba fa la parte del poliziotto cattivo solo perché è responsabile della gestione dello stabilimento termale.

Con i suoi personaggi, Miyazaki vuole mostrare due facce della stessa medaglia. I giapponesi sono spesso abituati a mostrare diversi lati della loro personalità, a casa e al lavoro. L’autorità e la gerarchia hanno un ruolo preponderante sul posto di lavoro, secondo il modello di Hofstede. A casa, invece, la cortesia e l’educazione sono molto apprezzate.

Questo aspetto, tipico della versatilità delle opere dello Studio Ghibli, si distacca dalla tradizione del lieto fine e della morale tipica dei film occidentali. La città incantata offre una trama alternativa, in cui c’è spazio per i buoni e per i cattivi.

Chihiro deve affrontare creature mostruose senza armi e, alla fine, lascia il loro mondo senza distruggerlo.

Il messaggio di Miyazaki alle future generazioni

I film di Miyazaki attingono dai miti e dalle tradizioni della sua isola natale. I suoi universi sono impregnati di poesia, di magia. La città incantata, come La principessa Mononoke (1997) o Nausicaä della valle del vento (1984), sono ambientate in un Giappone medievale o futuristico. Spesso, al centro delle storie, c’è un’eroina supportata da un compagno maschio. I due prendono parte a un’avventura straordinaria che simboleggia i rapporti tra società umane e la necessità di proteggere l’ambiente.

Il formato dell’anime si presta particolarmente a catturare l’attenzione dei bambini, trasmettendo un messaggio pedagogico che può essere percepito a ogni età. Le opere di Miyazaki sensibilizzano i giovani su temi che stanno diventando sempre più urgenti e li coinvolgeranno come adulti di domani.

In particolare, La città incantata affronta con un approccio delicato e fantasioso i temi dell’inquinamento e della siccità. Questioni che ricorrono anche nella Principessa Mononoke. Mentre quest’ultimo racconta la battaglia tra le creature che proteggono la foresta incantata e la spinta umana al progresso, La città incantata valorizza la il Giappone tradizionale, i suoi costumi e i suoi luoghi. Miyazaki lo ha realizzato con un pizzico di nostalgia per ricordare ai bambini com’era il Giappone di una volta.

È una lezione che questo grande maestro non mette solo in pratica nei suoi film, ma nelle sue azioni quotidiane, recandosi abitualmente a ripulire il fiume della sua città.

© 2001 Studio Ghibli – NDDTM. Image courtesy of GKIDS

Ritorno alla realtà con un messaggio

La città incantata ha segnato il successo fenomenale dello Studio Ghibli in Giappone e all’estero. Il film ha vinto l‘Orso d’Oro al 52° Festival Internazionale del Cinema di Berlino (ex aequo con Bloody Sunday) nel 2002. Alla 75esima edizione degli Academy Awards, ha vinto l’Oscar per il miglior film d’animazione, diventando la prima opera non in lingua inglese a meritare il premio. Inoltre, l’anime ha guadagnato ben 31,68 miliardi di yen in Giappone, restando per 19 anni in testa alle classifiche dei film con maggiori incassi in Giappone (un record battuto solo da Demon Slayer: Mugen Train nel 2020).

Il film ha conquistato il cuore degli spettatori, perché racconta con un approccio fantasioso le sfide che attendono ogni adolescente all’ingresso nell’età adulta. Passi della vita che tutti devono compiere, indipendentemente dal genere, dalla nazionalità o dalla religione. Con la differenza che, nel film, il mondo degli adulti è popolato da creature fantastiche anziché da individui in giacca e cravatta.

La città incantata è un fantasy, ma offre uno sguardo nuovo su questioni estremamente concrete del nostro mondo.

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