Mindhunter | Nella mente di un serial killer
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Mindhunter | Nella mente di un serial killer

Mindhunter | Nella mente di un serial killer

Postato il 25 Novembre, 2021

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Mindhunter è una serie televisiva crime del 2017, creata da Joe Penhall. Il regista David Fincher, che figura tra i produttori della serie, dopo il successo dei House of Cards ritorna dunque su Netflix ricoprendo ufficiosamente anche il ruolo di showrunner, insieme a Joe Penhall stesso.

La serie narra le vicende di Holden Ford (Jonathan Groff), un investigatore dell’FBI che, negli anni ’80, studia il modo di entrare nella mente dei serial killer per cercare di capire quali siano le loro motivazioni e il loro modus operandi. Il risultato dei suoi studi ha contribuito alla creazione di una una procedura conosciuta tuttora come Criminal Profiling. Ford, assieme ai suoi collaboratori, esegue una serie di dure interviste ai serial killer in carcere, conquistando la loro fiducia ed entrando nel loro mondo oscuro. Il casting e i dialoghi sono più che efficaci nel ritrarre con approccio realistico, astuto e maieutico una questione complessa come l’omicidio.

Conosciuto per il suo ruolo da bravo ragazzo in Glee, Groff interpreta un investigatore tormentato. Con il progredire della storia, diventa sempre più ossessionato dalla psicologia dei serial killer che dovrebbe semplicemente studiare e da cui dovrebbe rimanere distaccato.

È tutto solo chiacchiere e distintivo!

Inframmezzati alle interviste con i serial killer, le serie mostra anche le vicende riguardanti le vite personali dei personaggi. In alcune occasioni c’è anche spazio per l’analisi di casi ancora insoluti e per cui Ford, Tench (Hold McCallany) e Carr (Anna Torv) vengono chiamati in veste di consulenti in varie parti degli Stati Uniti.

Il pubblico non segue la risoluzione del caso, ma i personaggi. Nel momento in cui la loro consulenza per la polizia locale di turno finisce, anche il coinvolgimento del pubblico nel caso si arresta. La polizia locale, da sola, lontano dagli occhi di chiunque, continuerà il suo lavoro. Questa struttura cambia leggermente nella seconda stagione, quando i protagonisti cercano di risolvere un caso specifico durante l’arco di tutti gli episodi: degli omicidi dei bambini di Atlanta del 1979-1980.

Un thriller senza azione

Mindhunter è un avvincente thriller psicologico, che però non vede quasi per nulla la presenza di scene d’azione. Non c’è violenza. La maggior parte del minutaggio dello show è composto da conversazioni e informazioni riguardo crimini e psicologia. La particolarità di Mindhunter è dunque l’unione tra finzione e documentario. Il primo genere riguarda la composizione visiva sullo schermo, il secondo come si evolve la sua narrazione.

Fondamentale è il fatto che le informazioni sui serial killer avvengano soprattutto dalle conversazioni che hanno con Ford, un approccio completamente opposto a una serie che di recente ha avuto grande successo, Dahmer – Monster: The Jeffrey Dahmer Story, ideata da Ryan Murphy e Ian Brennan per Netflix. Uno show in cui si vedono gran parte delle atrocità commesse dal criminale protagonista, mentre la conversazione rimane sullo sfondo.

In ogni scena i personaggi sono in disaccordo su qualcosa, ed è in questo costante conflitto che risiede la forza della storia. In più Ford e i suoi colleghi hanno a loro volta una vita personale problematica. Tutti sono spesso influenzati dal peso dei risultati dai loro freddi studi psicologici.

Showing the well done actor casting.
Cameron Britton as the serial killer Ed Kemper and Jonathan Groff as Holden Ford.
Courtesy of Merrick Morton/Netflix

Uno dei film più complessi di Fincher – Zodiac (2007) – potrebbe addirittura essere un precursore di Mindhunter. In Zodiac, infatti, Fincher crea un ambiente in cui l’obiettivo principale è far percepire allo spettatore la paura che il serial killer ha generato nelle persone e nella società nel suo insieme. Il tutto districandosi in un groviglio di indizi e supposizioni che però non porta a nessuna soluzione: la polizia, infatti, non ha mai arrestato il serial killer Zodiac.

In ambito registico, le riprese sono molto pulite e distanti, la cinepresa stabile, come a permettere al pubblico di visionare le scene con oggettività. L’effetto è cercare di far sentire il pubblico non troppo coinvolto, la stessa cosa che cerca di fare Ford nella sua vita. Infatti, quando è proprio lui che inizia a entrare in crisi, anche la camera diventa meno salda e distaccata dalla scena.

Le domande senza risposta

Più gli investigatori vanno avanti con i loro studi più diventa ingombrante una domanda: “Nessuno li giustifica. Ma non sono anche loro le vittime dei traumi subiti nella loro infanzia?”.  Questa domanda si affianca un altro tema dibattuto: molte altre persone hanno avuto un’infanzia orribile, senza arrivare all’omicidio. Si può dunque prevedere il profilo di un serial killer osservandolo sin da bambino?

Questioni che hanno grande impatto nelle vite dei protagonisti, specialmente quando certi schemi iniziano a essere visibili nelle persone attorno a loro.

Nonostante il successo avuto, sia Fincher che Penhall sono usciti esausti dalle prime due stagioni di Mindhunter. E, complice anche un probabile taglio di budget, nel 2020 Netflix ha annunciato la cancellazione prematura della serie, che ha ancora tutte le linee narrative aperte. Di recente però Small Screen ha rivelato che Fincher sta discutendo con la piattaforma proprio per cercare di capire come riuscire a portare sullo schermo una terza stagione.

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