Perseo con la testa di Medusa | I diversi punti di vista di un mito
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Perseo con la testa di Medusa | I diversi punti di vista di un mito

Perseo con la testa di Medusa | I diversi punti di vista di un mito

Postato il 01 Giugno, 2023

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USA

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242.6 x 191.8 x 102.9 cm

Quando Antonio Canova visitò gli scavi delle città di Pompei ed Ercolano nel 1779, rimase affascinato dall’antica arte Greco-Romana. Questo viaggio segnò in modo indelebile il suo approccio alla scultura, rendendolo probabilmente il più famoso e talentuoso degli artisti della scuola neoclassica. Questo viaggio influenzò anche il modo in cui ritraeva i suoi soggetti, spesso nelle sue opere compaiono personaggi mitologici. Tra i tanti miti scolpiti da Canova c’è quello di Perseo e Medusa, l’eroe greco che decapitò la gorgone che con il suo sguardo trasformava in pietra chiunque la guardasse.

Antonio Canova, e lo stile neoclassico

Antonio Canova, scultore e pittore italiano, nacque a Possagno nel novembre del 1757. Fu il nonno Pasino, di professione scalpellino, a orientare l’artista verso la bottega di Giuseppe Bernardi-Torretti a Pagagnano d’Asolo e poi a Venezia. Qui Canova iniziò a frequentare l’Accademia del Nudo e aprì un suo personale laboratorio. Gli vengono commissionate le prime opere importanti, tra cui Orfeo ed Euridice (1776) e Dedalo e Icaro (1779). Oggi queste sono esposte al Museo Correr di Venezia.

Medal_with_Portrait_of_Antonio_Canova.
Medaglia con ritratto di Antonio Canova. Monumento commemorativo di New York.
Immagine per gentile concessione del Metropolitan Museum of Art

Una scultura, il desiderio di molti

La contessa Waleria Tarnowska, pittrice e mecenate polacca del XIX secolo, disse di lui:

“Ho visto il grande Canova! L’ho visto in mezzo alla sua gloria, circondato dai suoi capolavori… semplice, modesto, sembra ignorare il fatto di essere diventato immortale”.

Decisi ad avere almeno un’opera di Canova, nel 1804 lei e il marito commissionarono all’artista una versione in marmo del Perseo con la testa di Medusa. Non si trattava della prima versione di quest’opera, poiché Canova ne aveva realizzata una prima in gesso nel 1795 e poi una in marmo nel 1801. Questa prima scultura, l’Apollo del Belvedere, che l’imperatore Napoleone spoliò, ispirò l’artista. Papa Pio VII acquistò la prima versione in marmo del Perseo con la testa di Medusa per 2.000 zecchini. Il tribuno francese Onorato Duveyriez aveva originariamente commissionato l’opera, ma il Papa decise di acquistarla. Lo fece per compensare la perdita delle opere d’arte rubate dall’esercito francese. In questo modo la statua del Perseo poggiava sul basamento che apparteneva all’Apollo del Belvedere.

Perseus with the Head of Medusa
Perseo con la testa di Medusa, Antonio Canova, New York. Immagine per gentile concessione del Metropolitan Museum of Art.

Sebbene l’artista fosse stato attento a rendere vuota la testa della gorgone, il suo peso destò preoccupazione. Si pensava che il braccio di Perseo non fosse in grado di sostenere il peso della testa di Medusa e che, se avesse ceduto, la testa sarebbe caduta rovinando i pavimenti del Palazzo Tarnowska di Dzików. Così, quando l’artista inviò la statua di marmo, inviò anche una copia in gesso della testa di Medusa da sola. In questo modo l’artista permise ai Conti di sostituire la testa con questa versione in gesso più leggera. Se avessero optato per questa soluzione, i conti avrebbero potuto riutilizzare la testa di marmo come lanterna spettrale, ed è quindi probabile che Canova abbia rifinito la testa di Medusa in modo da poterla appoggiare su una superficie piana.
Per questo motivo, l’iconografia della testa di Canova si differenzia da quelle riprodotte da altri artisti in quanto non appare grondante e sanguinolenta. Se si pensa a quella raffigurata da Caravaggio nell’opera Scudo con testa di Medusa o alla testa di Medusa che sorregge il Perseo bronzeo di Benvenuto Cellini, si può notare che queste sono grondanti di sangue. Come il Perseo di Canova, anche quello di Cellini presenta caratteristiche particolari. Dietro la nuca di Perseo si nasconde un’altra opera d’arte, l’autoritratto dell’artista.

Detail of the bronze sculpture Perseus Benvenuto Cellini
Particolare della scultura bronzea Perseo di Benvenuto Cellini. Autoritratto dell’autore sul retro della testa di Perseo. Loggia dei Lanzi, Castelletto sopra Ticino.
Foto di Annamaria Russo

Alla fine, i Tarnowska decisero di non cambiare la statua. Non sostituirono la testa di marmo con una in gesso, ma preferirono cambiare la collocazione della statua. Così la contessa collocò la statua nella proprietà terriera del padre a Horochów. Oggi l’opera si trova al Metropolitan Museum of Art di New York, dove si svolge il famoso Met Gala.

Il mito di Perseo, la nascita di un eroe

Perseo era figlio di Danae, unica figlia di Ancrisio e Aganippe, re e regina di Argo. Preoccupato, il re Ancrisio consultò l’Oracolo di Delfi per sapere quale destino attendeva il suo regno, ma questo gli diede una risposta inaspettata. Danae avrebbe avuto un figlio che avrebbe raggiunto la gloria, ma lo avrebbe ucciso. Così Ancrisio rinchiuse la figlia in una torre, sperando di aggirare la profezia. Tuttavia, Danae concepì un figlio con il dio Zeus. Egli sotto forma di pioggia d’oro, riuscì a entrare nella torre attraverso una fessura del tetto. Spaventato dall’oracolo, il re rinchiuse Danae e il piccolo Perseo in una cassa di legno e li abbandonò in mare. La cassa raggiunse l’isola di Serifo, dove un pescatore la salvò. Si trattava di Ditti, fratello del prepotente re dell’isola, Polidette. Con il passare degli anni, Polidette si innamorò di Danae. Il re cercò di convincerla a sposarlo, ma Danae non ricambiò mai il suo amore.

Terracotta jar with story of Danae and Perseus
Terracotta jar with the story of Danae and Perseus.

Perseo e Medusa, eroi e mostri

Il re Polidette voleva allontanare Perseo, così escogitò un piano e annunciò di volersi sposare con Ippodamia. Egli voleva come regalo di nozze un cavallo da ciascuno degli invitati. Perseo, mortificato dal fatto di non possedere un cavallo, promise a Polidette tutto ciò che voleva. Gli fece questa promessa però a condizione che non seducesse più sua madre Danae. Così Polidette chiese a Perseo di portargli in dono la testa di una delle tre Gorgoni, Medusa.
Per compiere questa impresa, il ragazzo doveva procurarsi tre cose: i sandali alati di Mercurio (Hermes) per muoversi più velocemente, la kibisis, una borsa magica in cui mettere la testa mozzata della Gorgone e il kunè, l’elmo di Plutone (Ade) che rende invisibili. La dea Atena aveva anche donato a Perseo uno scudo che brillava come uno specchio, in modo che potesse guardare Medusa solo attraverso il suo riflesso. Il dio Vulcano (Efesto), invece, gli diede una falce di diamante con cui tagliare la testa di Medusa.

Terracotta lekythos, Pegasus emerging from Medusa's neck.
Lekythos in terracotta, Pegaso che emerge dal collo di Medusa. New York. Immagine per gentile concessione del Metropolitan Museum of Art

Per ottenere i tre oggetti, Perseo dovette trovare le Ninfe dello Stige. Esse vivevano in un luogo noto solo alle Graie, così egli contrattò con loro e ottenne dalle Ninfe i tre oggetti. Poi, Perseo si diresse verso la terra degli Iperborei. In questo luogo la natura è fredda, di un grigio sinistro e la foresta in cui Perseo si addentrò era piena di persone che Medusa aveva pietrificato. Una volta trovata la gorgone, il ragazzo riuscì a sconfiggerla grazie agli oggetti ottenuti. Quando la decapitò, dal collo di Medusa spuntarono un Pegaso e Crisaore, un gigante figlio di Medusa. Anche il sangue di Medusa aveva proprietà magiche. Quello che colava dalla vena sinistra era un veleno mortale, mentre quello che fuoriusciva dalla vena destra era un antidoto in grado di resuscitare i morti.

Il mito di Medusa, la redenzione di un mostro

Medusa è una delle tre sorelle Gorgoni, che nelle rappresentazioni più antiche gli artisti raffiguravano come donne mostruose. Avevano ali d’oro, mani di bronzo e serpenti per capelli. I loro volti erano paffuti, a volte anche coperti da una corta barba, le bocche larghe e con grandi zanne. Nel corso del tempo, queste figure mitologiche sono state abbellite, ma sempre mantenendo i caratteristici serpenti al posto dei capelli.

Antefix, head of Medusa, New York. The Metropolitan Museum of Art
Antefissa, testa di Medusa, New York. Immagine per gentile concessione del Metropolitan Museum of Art

Secondo alcuni autori come Ovidio, Esiodo e Apollodoro, Medusa non è sempre stata un mostro, anzi. Secondo questi autori, Medusa era una bella fanciulla che la dea Atena trasformò per punizione. Si dice che Medusa abbia giaciuto con Poseidone in uno dei templi dedicati alla dea. In alcune versioni del racconto, si dice che la bellezza di Medusa abbia rapito Poseidone e che il dio, per far arrabbiare Atena, abbia violentato la fanciulla nel suo tempio. Tuttavia, Atena non punì Poseidone, ma Medusa. La dea le diede l’aspetto di un mostro che avrebbe trasformato in pietra chiunque avesse guardato i suoi occhi. Secondo altre versioni del mito, invece, la dea avrebbe trasformato la fanciulla solo perché aveva osato competere con lei in bellezza.

Nel 2008, l’artista Luciano Garbati ha creato la sua versione del mito di Perseo e Medusa, Medusa con la testa di Perseo. In questa scultura, l’artista capovolge il mito, rappresentando la gorgone che regge la testa di Perseo. Garbati dà voce a Medusa, da sempre definita un mostro, dando a questo personaggio un finale diverso da quello tradizionale rappresentato anche da Canova. Una redenzione per una donna che non solo ha subito una violenza, ma ha anche subito l’ira ingiusta di una dea.

La moderna versione di un mito antico

Nella cultura pop ci sono molti riferimenti alla figura mitologica di Medusa. Dai videogiochi, come Assassin’s Creed Odyssey e God of War, dove la gorgone è uno dei nemici da sconfiggere, ai libri, come Il segreto di Medusa, dove l’autrice Hannah Lynn propone una versione del mito di Medusa diversa da quella che tutti conosciamo. Non mancano nemmeno i riferimenti nelle serie televisive, come Ajax, il ragazzo gorgone della serie Mercoledì di Tim Burton. Medusa, tuttavia, è anche uno dei personaggi di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo, una raccolta di cinque libri fantasy di Rick Riordan. A questi si sono ispirati gli omonimi film Il ladro di fulmini (2010) e Il mare dei mostri (2013). Lo stesso Riordan ha anche annunciato l’uscita di una serie televisiva nel 2024 sulla piattaforma Disney+, che sarà ispirata al primo libro Il ladro di fulmini.

Nel film Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo, ladro di fulmini (2010) è l’attrice Uma Thurman a interpretare il ruolo di Medusa. Se l’attrice nel film Kill Bill interpreta il ruolo di una donna che si vendica del male che le è stato fatto, uccidendo e decapitando, in Percy Jackson è lei a subire questa stessa sorte. Infatti proprio come nel mito, il protagonista Percy, come l’omonimo eroe greco, decapita la gorgone, ma a giocare un ruolo chiave in questa scena è uno smartphone. Questo infatti funge da specchio, da vero e proprio black mirror, una versione moderna dello scudo che la dea Atena diede a Perseo affinché potesse uccidere Medusa guardando solo il suo riflesso.

Il mito di Perseo e Medusa, nel corso dei secoli, è stato interpretato in modi diversi dagli artisti. Il pubblico ha potuto vedere diverse sfaccettature di questi due personaggi mitologici, e come ogni artista racconta la stessa storia in modi diversi, ognuno con la propria caratteristica autoriale. Di fronte a tutte queste diverse versioni dello stesso mito, dal classico di Canova, alla redenzione di Garbati, per finire con quella moderna di Rionard, non possiamo non chiederci: chi è il cattivo?

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