Sono una pazza a volere te | Racconti dall'armadio di Villada
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Sono una pazza a volere te | Racconti dall'armadio di Villada

Sono una pazza a volere te | Racconti dall'armadio di Villada

Postato il 10 Aprile, 2024

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237 pages

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Prima che i colonizzatori europei arrivassero in Sud America, le persone queer vivevano apertamente, senza essere costrette a nascondersi “nell’armadio”. Nella maggior parte delle culture native, l’omosessualità era accettata e tollerata. Ma l’arrivo degli spagnoli cinque secoli fa mise in atto un drastico cambiamento, spingendo le persone queer a nascondere le loro identità. L’armadio, un tempo luogo inimmaginabile, si trasformò in un rifugio ombroso – un luogo così oscuro da portare alla follia. La scrittrice argentina Camila Sosa Villada l’ha provato sulla sua pelle.

Nata ai piedi delle montagne Sierra Chica nel 1982, durante gli ultimi giorni della dittatura militare conosciuta come Processo di riorganizzazione nazionale, Villada accetta la sua identità transgender e fa coming out come travesti all’età di 16 anni. Nonostante ciò, gran parte della sua vita adulta rimane velata di mistero. Mantiene un delicato equilibrio, tenendo nascosto alla famiglia e agli amici dell’università il suo lavoro nella sex industry. Villada rivisita quei giorni clandestini nella sua recente raccolta di racconti, Sono una pazza a volere te (Soy una tonta por quererte, 2022).

La vita segreta di Camila Sosa Villada

Sono una pazza a volere te dispiega una brillante e spassosa antologia di personaggi “closeted”, ovvero non dichiarati, primo dei quali è Villada stessa. Prima di questa raccolta, Villada era già assurta alla celebrità letteraria con il suo memoir Le Cattive (Las Malas, 2019). Infuso di realismo magico e abbondante ironia, il memoir racconta l’esperienza di Camila come prostituta di strada a Parco Sarmiento, a Cordoba. 

Il primo racconto, Grazie, Difunta Correa, si svolge nel periodo successivo ai quei tempi tumultuosi. Sperando di cambiare per sempre la sua vita e ispirata dalle opere di Federico García Lorca, Villada comincia a comporre il suo primo pezzo per il teatro. In quei giorni, i suoi genitori si recano al santuario di Difunta Correa, una santa popolare a Cordoba. La loro preghiera? Un buon lavoro per la figlia. 

Alcuni mesi dopo Villada debutta a teatro con Carnes Tolendas, un monologo autobiografico sulla sua vita di donna transgender e sex worker. Il monologo segna il suo secondo coming out, questa volta sul palco.

Libertà trovata, libertà persa

Il primo racconto in Sono una pazza a volere te è un toccante manifesto, che ritrae una donna padrona di una libertà che manca ai protagonisti delle storie successive. Alcuni racconti indagano personaggi che non hanno mai assaggiato il sapore della libertà, passando le loro vite nascosti. Ad esempio, in Donna Schermo la protagonista si guadagna da vivere lavorando come fidanzata in affitto per uomini gay. In La notte non permetterà che faccia giorno dei giocatori di rugby si rifiutano di pagare la protagonista, una donna trans, dopo una notte di sesso. Quest’ultima poi si vendica, sicura di farla franca: “Di solito non si lamentano mai dei miei furti, né sporgono denuncia. Ho la sensazione che tengano di più alla loro reputazione.”

Eppure, i racconti più avvincenti sono quelli che mostrano le vite di persone che un tempo vivevano libere, per poi ripiombare nella disgrazia. Il racconto eponimo della raccolta è incentrato sulle vicissitudini di una travesti immigrata a Harlem che stringe amicizia con Billie Holiday. Nonostante Holiday fosse una star del jazz, combatté per la maggior parte della sua vita con l’abuso di droghe e relazioni sentimentali dolorose, che la portarono a perdere la maggior parte dei suoi guadagni e la trasformarono in un’emarginata. Nel racconto di Villada, anche Holiday si trova costretta a nascondersi dal mondo. La narrativa echeggia in Cotita de la Encarnación, ispirato da una travesti messicana uccisa dagli spagnoli, nonostante il suo comportamento fosse un tempo in linea con la cultura locale.

“La bestia che ero…”

Man mano che il lettore si avvicina al racconto finale, Sei Tette, l’essenza tematica di Sono una pazza a volere te diventa fin troppo evidente. In quest’ultima storia distopica, le travesti sono dichiarate indesiderabili in società, e costrette a cercare rifugio sulle montagne. La protagonista, una giornalista con una ricca vita familiare, vede il suo mondo distruggersi quando dei giustizieri vengono a cercarla. Così descrive la sua accanita lotta contro un gruppo di aggressori:

Con un salto, come se non mi fossi mai davvero dimenticata la bestia che ero, mi gettai al collo di uno di loro e gli strappai un brandello di carne…

Camila Sosa VilladaSei Tette

Proprio come le persone queer in Sudamerica furono emarginate dai colonizzatori, i personaggi di Villada vengono spogliati della libertà un tempo scontata e relegati allo status di bestie. Questi racconti servono come toccante promemoria del fatto che la dignità umana è tanto fondamentale quanto fragile: emergere dalla disgrazia non vuol dire non poterci risprofondare. Una volta letto Sono una pazza a volere te, ci si chiede: quante cose potrebbero togliermi? Con quanta facilità potrei essere ridotto a una bestia?

Nessuno dovrebbe essere ricacciato a forza nell’armadio, ma per far sì che non succeda, dovremmo renderci conto che non è poi così improbabile.

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