Image cover. Melancholia by Hayez and the New Yorker's cover by Bianca Bagnarelli

Se il Blue Monday fosse un'opera d'arte | Da Hayez a Inside Out

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Dalla Teoria degli Umori di Ippocrate all’era del Blue Monday: nei secoli il blu è diventato il colore della malinconia. Simbolo di staticità e pacatezza, attraverso le arti il blu racconta storie di tristezza, solitudine e scoramento. E se il Blue Monday fosse una sfumatura di blu e non solo un mesto lunedì di gennaio?

Dalla Teoria degli Umori di Ippocrate all’era del Blue Monday: nei secoli il blu è diventato il colore della malinconia. Simbolo di staticità e pacatezza, attraverso le arti il blu racconta storie di tristezza, solitudine e scoramento. E se il Blue Monday fosse una sfumatura di blu e non solo un mesto lunedì di gennaio?

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Francisco Hayez, Malinconia, ©Pinacoteca di Brera, Milano
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Francesco Hayez, il pittore malinconico

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Francesco Hayez, il pittore malinconico

Francesco Hayez, cultore del Romanticismo pittorico italiano, cattura l’intensità della malinconia nell’omonima opera del 1840. Si ispira alle principali caratteristiche dell’arte europea e italiana dei secoli precedenti: dai fiori delle nature morte fiamminghe all’abito che ricorda le opere cinquecentesche di Tiziano.

La protagonista è la personificazione del sentimento stesso. È una giovane donna del Medioevo, ambientazione che il pittore ama ritrarre. Il suo sguardo è diretto e penetrante, mentre il pallido vestito azzurro che le scivola da una spalla riflette la sua sofferenza e lo stato di completo abbandono. Hayez sceglie un colore spento in contrasto con la vivacità dei fiori, da lui colti personalmente.

La figura, che presenta molte somiglianze con le Sibille della pittura seicentesca emiliana, impressiona per l’intensità di emozioni che emana, nonostante la staticità dell’immagine. La posa ferma e assorta facilita la lettura delle emozioni. Il contrasto che pervade l’opera ne suggerisce una forte carica allegorica. I fiori rappresentano contemporaneamente la speranza e la caducità delle cose umane: anche nei fiori che stanno appassendo i colori si mantengono vividi.

Francesco Hayez, Malinconia

Francisco Hayez, Malinconia, ©Pinacoteca di Brera, Milano

Photo courtesy of Pinacoteca di Brera, Milan

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La storia parla attraverso l’arte

Il Romanticismo, in arte, si sviluppa come un’ideologia celebrativa dei sentimenti. Hayez traspone nelle sue opere le sensazioni che scaturiscono dalle vicende storiche del suo tempo.

I cambiamenti politici che caratterizzano l’Europa del XVIII e XIX secolo, come le guerre napoleoniche, il decadimento dell’Impero spagnolo e il tradimento di Napoleone nei confronti dell’Italia, che raggiunge l’unità nazionale nel 1861, contribuiscono a creare un’atmosfera di malinconia e incertezza.

In un’altra nota opera di Hayez, Il bacio (1859), la passione tra due amanti simboleggia l’amore per la patria. L’azzurro pallido anticipa lo stato d’animo che la donna vivrà per l’allontanamento dal proprio amato a causa della guerra. Il colore allude alla bandiera francese, mentre nelle calze rosse e il mantello verde dell’uomo viene ripresa la bandiera italiana. In questo caso la scelta dei colori diventa anche una celebrazione dell’intesa tra le due nazioni, Italia e Francia.

The Kiss by Francesco Hayez

Photo courtesy Pinacoteca di Brera, Milan

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Anatomia dei sentimenti: la teoria degli umori

Tra i primi studiosi a teorizzare il sentimento della malinconia c’è Ippocrate, padre della medicina scientifica, vissuto nell’Antica Grecia a cavallo tra il V e il IV Secolo a.C.. Nella sua teoria degli umori, individua quattro stati d’animo legati a specifiche sostanze presenti nel corpo umano. Questa teoria si collega ai concetti più arcani dei quattro elementi: fuoco, acqua, aria e terra.

Secondo Ippocrate, il fuoco è l’elemento della collera, che risiede nella bile gialla, quindi nel fegato. L’acqua l’elemento del flegma, che risiede nel cervello e dà origine al temperamento placido. L’aria rappresenta il sangue e dà vita al temperamento sanguigno, dunque passionale, allegro e giocoso.

La terra è l’elemento della bile nera, prodotta dalla milza e radice del temperamento melanconico, quindi pallido, spento, triste. Il sentimento della malinconia deriva dal greco melàinē cholḕ, che significa proprio bile nera.

Ogni individuo dovrebbe raggiungere un equilibrio tra i quattro umori, ovvero l’eucrasia, per poter vivere bene. La prevalenza di uno o più umori comporta una discrasia, caratterizzando la persona per il temperamento che più la contraddistingue.

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Il blu che calma e intristisce

Nella medicina antica quindi, alla melancolia corrisponde il colore nero. Nell’epoca moderna invece è il blu a rappresentare questo sentimento. Da cosa deriva quindi questa associazione? Nell’arte in generale, è chiaro che il blu venga utilizzato per dipingere il cielo e le distese d’acqua. Elementi che possono vivere – e trasmettere – uno stato di calma o di agitazione e tempesta.

Nell’arte romantica, in cui la maestosità della natura la fa da padrona, cieli e mari in tempesta sono soggetti frequenti. Lo si può vedere in molti dipinti di Caspar David Friedrich, paesaggista romantico per eccellenza. L’acqua, più del cielo, ha una doppia simbologia: il mare calmo o le lacrime che nascono nei momenti di tristezza.

Il blu è protagonista delle opere che Pablo Picasso realizza tra il 1901 e il 1904. Durante il famoso Periodo Blu, l’artista spagnolo, a seguito del suicidio dell’amico Carlos Casagemas, realizza opere monocromatiche in cui i soggetti più frequenti sono emarginati e sofferenti.

 

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Feeling blue: la psicologia dei colori

Nel XIV secolo, il colore blu inizia a essere associato a uno stato di malessere, dovuto sia al freddo sia all’anemia, condizioni ricorrenti in questo periodo storico. L’anemico appare flemmatico, malinconico e si oppone per antonomasia al temperamento sanguigno.

Nel XVII secolo si diffonde nel mondo anglosassone l’espressione “to have blue devils” (avere i diavoli blu), per indicare il senso allucinatorio e di malessere derivato dall’astinenza da alcol. Una condizione forse ricollegabile alle cosiddette Blue Laws, che vietano la vendita dell’alcol di domenica. Il periodo a cavallo tra 1800 e 1900 vede la nascita del blues, genere musicale che ha origine dal canto degli schiavi afroamericani e ne racchiude tutta la tristezza e la sofferenza.

Viene quindi coniata l’espressione feeling blue, per indicare lo stato d’animo di malinconia, un sentimento che può gettare in una condizione di staticità e impotenza. Nella musica è celebrato anche da artisti contemporanei e brani che hanno fatto la storia, da Tangled up in Blue di Bob DylanI’ve got the Blues by dei Rolling Stones. O dal cinema, in film come The Big Blue di Luc Besson (1988).

L’associazione del blu alla tristezza viene ripresa anche nel film d’animazione Pixar, Inside Out (2015). È un racconto di formazione dove la protagonista Riley, una bambina, impara a convivere con le sue emozioni. Ci sono Gioia, Rabbia, Paura, Disgusto e Tristezza, che appare tutta blu ed è l’emozione che Riley impara a padroneggiare crescendo. Nel sequel, in uscita nel 2024, la protagonista diventa adolescente e incontra l’Ansia. Un sentimento diffuso, in particolare tra le nuove generazioni, che insieme alla malinconia, può diventare un ostacolo per qualsiasi tipo di azione.

Woman Ironing - Donna che stira

Donna che stira

La Tristezza tra Picasso e Inside Out
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La monetizzazione della tristezza: il Blue Monday

Cliff Arnall, psicologo inglese, nel 2005 teorizza l’esistenza del “Blue Monday”, giorno più triste dell’anno. Questo lunedì, tra l’8 e il 21 gennaio, coincide per molti con la ripresa della routine lavorativa dopo le vacanze natalizie. E secondo Arnall può essere vissuto in modo particolarmente angoscioso. Anche se privo di fondamento scientifico, il Blue Monday gradualmente si diffonde nel marketing per incentivare gli acquisti e, nel caso del turismo, per rilanciare le prenotazioni estive.

Intanto il blu continua a essere il colore che nelle arti si associa alla malinconia. Ulteriore prova è l’ultima copertina del 2023 del settimanale americano New Yorker: in The Deadline (La Scadenza), disegnata dall’illustratrice italiana Bianca Bagnarelli, una donna lavora sola al computer in casa, mentre fuori si festeggia l’arrivo del nuovo anno. Con lei c’è solo il gatto. L’immagine è dominata dalle sfumature azzurre e grigie.

“Lavoro spesso durante le feste. All’inizio penso di sfruttare ritagli di tempo in cui il resto del mondo si ferma, ma poi mi rendo conto anche di perdermi tutto il divertimento, e quindi resta una sensazione dolce-amara”.

Bianca Bagnarelli

Una definizione perfetta della malinconia, che l’illustratrice ha tradotto sulla carta con lo stesso approccio usato probabilmente da Hayez circa due secoli prima. Come i fiori per Hayez, qui i fuochi d’artificio simboleggiano la bellezza della vita, effimera e preziosa.